LA FRECCIA AZZURRA 

"Il Macchinista non fece in tempo a frenare e la Freccia Azzurra

entrò in piena corsa in una profonda pozzanghera.

— Siamo a terra — disse il Macchinista, asciugandosi il sudore.

— Vorrete dire che siamo in acqua — corresse tristemente Mezzabarba.

— Non ci resta che varare il mio veliero e imbarcarci tutti quanti."

 

(LA FRECCIA AZZURRA, Gianni Rodari, 1954)


La Freccia Azzurra è un crocevia di tante storie. 

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La prima storia che racconta è quella del tramonto di un’epoca. Quella delle “autostrade d’acqua” e della navigazione fluviale dalla laguna all’entroterra, lungo fiumi e canali, compiuta attraverso l’utilizzo delle ultime grandi imbarcazioni tradizionali da lavoro e da trasporto. Barche ad oggi non più in costruzione presso i cantieri locali, dopo che la gestione dei trasporti in Italia cambiò drasticamente fra gli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso e la lunghissima tradizione della navigazione fluviale fu soppiantata in poco tempo dall’avvento del trasporto su strada.

Una Storia (con la esse maiuscola) composta da tante piccole storie “minori”. Storie di barcari, paroni, cavalanti, squerarioli e di tanti altri mestieri che si svilupparono sull’acqua e sono ormai quasi completamente dimenticati. In definitiva, storie di persone con nomi e cognomi, piene di fascino perché cariche di una grandissima umanità, che sui libri di storia sono appena accennate ma che scorrono ancora sotto la nostra pelle, nelle nostre vene.

E qui allora si deve lavorare di memoria, di memorie, guardando indietro, cercando e domandando, parlando con gli ultimi testimoni diretti della grande epopea fluviale e lagunare. Raccogliendo informazioni che vadano al di là di quelle che è possibile reperire nei documenti originali - riguardanti ad esempio il luogo e la data del varo di un’imbarcazione e i suoi principali dettagli tecnici -, che raccontino chi erano le persone che hanno lavorato a bordo di quelle barche e gli episodi più significativi della loro vita e storia.

Così abbiamo fatto anche per la Freccia Azzurra, attraverso un’attività di ricerca e documentazione ancora in corso, resa possibile dalla partecipazione e dal supporto della comunità locale, che fin da subito ha dimostrato un grande interesse per il nostro progetto.

Lunga 20.90 metri e larga 4.92, con una stazza lorda di 28 tonnellate, la Freccia Azzurra è una gabarra a motore completamente costruita in legno. È uno dei primissimi tentativi di motorizzazione a scoppio di un’imbarcazione tradizionale a fondo piatto, pensata quindi per funzionare con una propulsione differente dalla sola forza della corrente, dei remi o del vento, e fra gli ultimi esempi ancora esistenti di questa tipologia di natante e di una tradizione ormai scomparsa, che è parte della storia della laguna e del suo più autentico sviluppo.

Venne costruita nel 1957 a Chioggia nello squero di Olindo Ranzato, cambiando da allora diversi proprietari e venendo impiegata inizialmente come batelo sabionante per l’escavazione e il trasporto di sabbia e altri materiali da costruzione in acque interne e promiscue (fiumi - soprattutto il Brenta - e laguna), e poi fino al 2016 come batipaipartecipando alla realizzazione di varie infrastrutture e grandi opere edili in laguna, si dice fra le altre anche la costruzione di Porto Marghera. 

La Freccia Azzurra presso il cantiere Cimolin di Sottomarina.

Nel 2017, dopo più di mezzo secolo di onorato servizio, la barca è stata messa in disarmo e l’ultimo proprietario, non trovando potenziali acquirenti interessati, era ormai deciso a demolirla.

Ed è qui che la fine di una storia diventa l’inizio di un’altra storia: quella della nostra Associazione

I Batipai: Enrico e Tommaso.

Nello stesso periodo, infatti, Tommaso e Enrico (i soci fondatori che hanno dato vita alla nostra avventura) erano alla ricerca di una barca tradizionale di grandi dimensioni, che potesse raccontare Venezia e il suo territorio da una prospettiva inedita e lontana dalla sua classica immagine da cartolina, per recuperarla e farne un laboratorio galleggiante con finalità sociali e culturali. 

Venendo a conoscenza della storia della Freccia Azzurra, e apprezzandone gli spazi grandi e accoglienti e l’atmosfera che si respira salendo a bordo, se ne sono innamorati a prima vista. Fra l’incoraggiamento di chi pensava che la loro fosse un’idea bellissima e lo scetticismo di altri che lo ritenevano invece un progetto folle e irrealizzabile, Tommaso e Enrico hanno deciso quindi di acquistare la Freccia Azzurra, prendersene cura a proprie spese e restituirla alla città.

Per prima cosa è stata eseguita la calafatura dello scafo presso il cantiere Cimolin di Sottomarina e, nel frattempo, sono state avviate le pratiche per la concessione dello spazio acqueo. In attesa di ricevere indicazione dell’ubicazione definitiva da parte delle autorità competenti, la barca viene ormeggiata a Pellestrina.

 

Nel febbraio 2018 la neonata Associazione Culturale Batipai si presenta alla città e nei mesi successivi vengono organizzati i primi incontri e conferenze volti a raccontare storie e aneddoti legati all’acqua e alla navigazione in laguna e in gronda.

 

Continuano anche i lavori di manutenzione a bordo della Freccia Azzurra, e finalmente il 3 settembre 2018 riceviamo la comunicazione che stavamo aspettando con tanta impazienza: ci viene assegnato un posto barca, la Freccia Azzurra potrà avere una nuova casa in Giudecca.

Il destino, però, a volte gioca scherzi beffardi. Proprio il giorno prima, infatti, forti venti e una violentissima bomba d’acqua avevano fatto affondare la Freccia Azzurra, causando danni pesantissimi allo scafo.

La parola batipai non designa però solo un antico mestiere, ma anche un tratto caratteriale: la testardaggine. Tra l'incredulità e lo sconforto, abbiamo deciso di pubblicare online le foto dell'accaduto e di lanciare un SOS alla città. Al quale, inaspettatamente, hanno risposto decine di persone offrendoci il loro supporto, le loro risorse tecniche (materiali e strumenti) e le loro competenze.

È nato così un nuovo gruppo di lavoro “allargato” deciso a non abbandonare il progetto, convinti più che mai a questo punto che il recupero della Freccia Azzurra sia non solo possibile, ma utile alla nostra città come motore di aggregazione di maestranze locali, esperti, appassionati e persone “comuni” di ogni mestiere ed età che guardano al passato e alle nostre memorie come fonti di ispirazione per immaginare insieme un futuro non distruttivo, inclusivo e sostenibile.

L'affondamento della Freccia Azzurra nel 2018.

Abbiamo quindi proseguito con le attività di divulgazione, così come coi lavori di restauro della Freccia Azzurra, attualmente in corso presso il cantiere Cimolin. Nel 2019 sono stati ultimati i lavori di ripristino dello scafo, che è stato ridipinto nei suoi colori originali ricavati da foto d’epoca e dai ricordi della gente del posto e dell’ultimo proprietario. Abbiamo inoltre eseguito un rilievo fotogrammetrico completo.

Nel 2020, nonostante gli ostacoli posti dall’emergenza sanitaria, siamo riusciti a rimuovere il motore (un Fiat Aifo 8361 del 1982) e ad ad asportare la gru riportando finalmente lo scafo alla sua linea originaria.

La lunga strada verso casa della Freccia Azzurra non è ancora terminata. Ci attendono ancora mesi impegnativi, svariati lavori da effettuare e tante sfide da affrontare prima di poterci finalmente spostare in Giudecca e fare della Freccia Azzurra la sede itinerante e galleggiante della nostra Associazione. Uno spazio di ritrovo aperto alla collettività, condiviso e polivalente, a bordo del quale organizzare eventi, incontri e attività culturali, e con cui navigare alla (ri)scoperta delle antiche vie d’acqua che collegano Venezia ai territori circostanti.

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